domenica 10 luglio 2011

CROCIERA LET'S GO!

Chi ha detto che la crociera è solo per famiglie o coppie? Sfatiamo questo luogo comune! Taylor Swift, la bella cantante americana di musica country, ha regalato ai suoi fans un concerto live in una location d'eccezione: l'Allure of the seas, la nave da crociera più grande al mondo, dalle mille meraviglie. La crociera può essere un'alternativa emozionante alla solita vacanza. E se l'ha scelta anche Taylor un motivo ci sarà...

Taylor Swift, la giovane cantante americana quattro volte vincitrice ai Grammy Awards si è esibita il 21 gennaio scorso in un concerto “sul mare”, sulla nave da crociera più grande e rivoluzionaria del mondo: l’Allure of the Seas, nell’Aqua Theatre, un anfiteatro all’aperto con vista sull’oceano. Alla performance live dell'artista hanno assistito anche i 100 vincitori del gioco radiofonico “L’allure di Taylor Swift” che hanno goduto di una vacanza degna di un VIP.

Tutto ciò a dimostrazione che la crociera non è off limits per i giovani, anzi può diventare una vacanza super, cambiando posto ogni giorno, su navi fantastiche, ricche di ogni comfort e tutte da scoprire! Una vacanza a bordo di una nave da crociera sarà un’esperienza indimenticabile da raccontare al tuo ritorno. Potrai condividere momenti emozionanti con i tuoi amici ma conoscere anche tantissime altre persone. La nave si sposta per raggiungere le varie mete ma durante il viaggio in mare il divertimento sarà assicurato e no-stop!

VIAGGIARE IN CROCIERA La crociera offre una splendida vacanza con tutto a portata di “nave”. A bordo sono organizzati spettacoli ed eventi di intrattenimento, party e attività di animazione. Non mancano inoltre piscine e centri ricreativi, spiaggia, pub e discoteche, shopping, ristoranti, locali, palestre, solarium, persino campi da tennis e campi da golf, cinema, casino, centri benessere e stazioni termali, vista mozzafiato e molto altro. Un itinerario davvero cool può essere una splendida crociera sul Mediterraneo. Tra le altre destinazioni più gettonate le crociere sul Nilo e in Grecia ma potete scegliere il pacchetto preferito partendo dalla città italiana più vicina a voi. I servizi che la crociera offre sono disponibili 24 ore su 24 durante tutta la navigazione.

La crociera è il tipo di vacanza più comoda: niente preoccupazioni per coincidenze, né prenotazioni in locali o alberghi. Con la formula all inclusive hai pasti, alloggio, attività a bordo e spettacoli. L'intera nave è a tua completa disposizione, con strutture straordinarie e servizi esclusivi! L'abbigliamento ideale comprende vestiti leggeri di cotone o costumi da bagno e un copricostume. In genere è disponibile un servizio lavanderia così non dovrai portarti l’armadio in valigia! Per la visita delle mete d’escursione andranno bene scarpe comode da ginnastica o da passeggio. E’ consigliabile portarsi dietro almeno una maglia pesante e un impermeabile. Quando arrivi al terminal, tieni i documenti d'imbarco a portata di mano, al check-in dovrai presentarli alla reception insieme ai tuoi documenti d'identità. Il giorno prima dell’arrivo in una città ci sono incontri per illustrare le attrazioni presenti nei vari porti di scalo: approfittane per conoscere il luogo e l'offerta turistica! Ricorda che alcuni Paesi possono essere più “conservatori”: quando lasci la nave un abbigliamento informale sarà rispettoso di altre culture.

OFFERTE E TARIFFE GIOVANI Per i giovani, che solitamente non hanno un budget così elevato, ci sono diverse offerte speciali. Infatti tutte le compagnie offrono saltuariamente dei pacchetti vacanza appositamente creati per i ragazzi (fascia d’età dai 18 ai 34 anni) proponendo percorsi davvero allettanti e sconti ad hoc.

Proposta interessante è la mini-crociera (in genere della durata di 3-4 giorni), adatta per chi non ha molti giorni per il viaggio, un portafoglio discreto e per chi cerca un'idea esclusiva per una vacanza breve ma confortevole. Non mancano anche le crociere low cost che permettono di raggiungere i più bei paesi del mondo con prezzi molto contenuti.

Alcune compagnie sono nate unicamente per offrire crociere pensate soltanto per i giovani. L’obiettivo è quello di offrire crociere secondo un modello flessibile che concede la possibilità di accedere alla crociera in qualsiasi momento e a qualsiasi attracco (il soggiorno minimo sulla nave deve essere di almeno due notti). La nave naviga ogni giorno dall’alba, arrivando in un nuovo porto per l’ora di pranzo. La maggior parte della notte si sta fermi al porto, permettendo così agli ospiti di andare in cerca di locali, fare shopping, divertirsi e visitare il luogo fino a quando la nave non salpa nuovamente.

CROCIERE A TEMA Bye bye classica crociera! Ci sono ormai crociere a tema pensate per i giovani, in grado di soddisfare ogni tipo di hobby e interesse. Le compagnie si sono inventate di tutto e per tutti i gusti: dalle crociere per amanti del ballo, con lezioni di tango e latino americano, a quelle enogastronomiche con cucina biologica, passando per quelle culturali o per i fissati di tecnologia o videogiochi. Si continua con la crociera del fitness e benessere, quella artistica, dalla sportiva a quella musicale alla astrologica o per single. Preparate allora la valigia, tantissime iniziative sono pronte a stupirvi a bordo di navi da sogno che non vi faranno per niente sentire la nostalgia della terra ferma! Le crociere a tema permettono ai loro ospiti di vivere a pieno i propri interessi e passioni ed avere la possibilità di condividerli con altre persone per coniugare la bellezza del relax vacanziero con la possibilità di scegliere l’attività preferita: il massimo da chiedere ad una vacanza. Insomma niente male!

Lidia Modena


Fonte: Top Girl N.153 Marzo 2011

martedì 15 marzo 2011

L'INVIDIA NON E' SOLO FEMMINA


L'INVIDIA NON E' SOLO FEMMINA

L'invidia è un sentimento negativo che divora chi lo sente. Diventa un'ossessione che non lascia vivere sereni. E' anche uno dei sette vizi capitali. Un sentimento davvero cattivo che porta le persone che lo provano a compiere una serie di atti, a volte, anche gravi nei confronti della persona invidiata. Della serie: l'erba del vicino è sempre più verde!

L’invidia è un sentimento antico come il mondo e tipicamente femminile, provato infatti da moltissime donne nei confronti di altre donne: sorelle, sconosciute, persone famose che si trasformano in rivali da neutralizzare. Tutti sono bravi a nasconderla ma pochi ad ammetterla. Può diventare un tarlo che porta astio, rancore, gelosia, rabbia e addirittura odio. Spesso nasce dal pensiero che l'altra persona possa fare ombra ai nostri successi quindi proclamare il nostro fallimento.
 Una sorta di meccanismo di difesa che mettiamo in atto quando ci sentiamo sminuite dal confronto con un'altra persona, sia per quello che è, sia per quello che ha. Svalutando l'altro si pensa di rialzare così la propria autostima ma non funziona in questo modo! Chi soffre d'invidia dovrebbe imparare a capire che il successo, in qualsiasi campo, di un’altra persona non significa un suo insuccesso. Si rischia di finire se no, in un vortice dove ci si pone sempre in termini di paragone con gli altri.

INVIDIA BUONA E CATTIVA

Si possono distinguere due tipi di invidia: “buona” e “cattiva”. L'invidia buona è in un sentimento sempre negativo e lacerante nel vedere qualcuno riuscire dove noi vorremmo, ma senza odio, senza volergli togliere ciò che ha e senza cercare di ostacolarlo. Questo tipo d'invidia può diventare uno stimolo verso l'auto-miglioramento: si cerca di avvicinarsi sempre di più al modello vincente rappresentato dall'altro. L'invidia cattiva è invece fine a se stessa, distruttiva, maligna fino in fondo perché desidera il male, la sfortuna e la definitiva sconfitta dell'odiato rivale. Questo tipo d'invidia porta ad agire in modo da nuocere all'altro, ostacolarlo, screditarlo, insomma gettargli fango addosso.


INVIDIA DELL'AVERE E DELL'ESSERE

Un'altra distinzione è quella fra invidia dell'avere e invidia dell'essere. La prima si concentra sul possesso di cose materiali degli altri come la macchina, i gioielli, il cellulare, ecc. La seconda si concentra sulle qualità, capacità, carattere e personalità che l'altra persona ha e che l'invidiante vorrebbe avere. Si possono così invidiare possessi materiali, bellezza, qualità umane, capacita' intellettive, stile, carriera, studio, famiglia. Insomma tutto ciò che può assumere valore e' potenzialmente fonte d'invidia. Il sentimento però e' tanto più lacerante quanto più l'invidiato e' vicino.


DIFFERENZA FRA INVIDIA E GELOSIA

C'è un sottile filo che divide la gelosia dall'invidia, due sentimenti che possono essere anche confusi! L' invidia e' un sentimento che coinvolge due persone, l' invidiante e l' invidiato, mentre la gelosia ne coinvolge tre: una persona prova gelosia verso un'altra persona con la quale si contende l'affetto o l'interesse di una terza. L'invidia si può sviluppare nei confronti di chiunque perché al centro del suo interesse c'è il proprio io, invece la gelosia si sviluppa più spesso in campo amoroso e anche nell'amicizia ma in modo diverso. Si tratta in ogni caso di sentimenti che possono diventare laceranti e portare a compiere atti anche gravi ai danni dell'invidiato o della persona di cui si è gelosi o terzi.


TEORIA DI FREUD SULL'INVIDIA

Secondo lo psicanalista Freud a provare il sentimento dell'invidia sono soprattutto le donne nei confronti degli uomini. L'invidia sembrerebbe addirittura al centro dello sviluppo della psicologia femminile: quando la bambina si accorge di non avere “lo strumento” invidia il bambino, sentimento che si porterà poi per sempre in modo inconscio. Oggi questa teoria appare superata, accusata anche di essere troppo maschilista. Sicuramente può esserci una certa invidia per le diverse libertà, anche sessuali, di cui ha goduto sempre l'uomo rispetto alla donna ma questo tipo di invidia oggi sta scomparendo, viste le conquiste sociali femminili avvenute nell'ultimo secolo.

INVIDIA NELLE FAVOLE: CENERENTOLA E BIANCANEVE

L'invidia entra anche nelle favole. Tutte conosciamo Cenerentola e Biancaneve. La prima deve fare i conti con sorellastre goffe, brutte e cattive che le fanno ogni sorta di dispetti perché invidiano la sua bellezza e le attenzioni del Principe verso di lei, mentre la dolce Biancaneve è perseguitata dalla crudele matrigna che la invidia per la sua bellezza. Ricordate la famosa frase “Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”, non di certo lei. Si parla, per questo, di “Sindrome di Biancaneve”. Il sentimento d'invidia per la bellezza altrui è tipico delle donne, la rivalità per essere la più bella la sentiamo fin da piccole e ce la portiamo sempre, anche se non vogliamo ammetterlo.


INVIDIA DEGLI DEI

L'invidia è collegata agli occhi e alla vista. In latino, infatti, in-videre significa “non poter vedere”, cioè guardare in modo sprezzante. Nell'antica Grecia l'invidia è un sentimento che acceca gli Dei che oltre ad essere invidiosi fra loro lo sono anche degli uomini. Erodoto narra che per questa ragione gli uomini non dovevano ostentare alcun tipo di felicità (amore, salute, fortuna, ecc.) per non scatenare l'ira degli Dei, o meglio, l'invidia! Anche nell'antica Roma gli uomini mantenevano lo stesso atteggiamento, anzi, per scongiurare “attacchi invidiosi”, i Romani inventarono anche i fescennini, canti licenziosi usati per allontanare la cattiva sorte che poteva colpire chi si vantava troppo dei successi ottenuti e non rendeva omaggio/grazie agli dei.


IL MALOCCHIO

Il malocchio è una delle tradizioni e superstizioni popolari più radicate e diffuse in varie culture: si tratta di credere nel potere dello sguardo di persone invidiose di produrre effetti negativi sulla persona osservata. Quindi nuocere attraverso lo sguardo per motivi di gelosia, invidia, odio, rancore. Gli effetti del malocchio consisterebbero in una serie di presunte "disgrazie" che, improvvisamente e in breve tempo, colpirebbero la persona invidiata. Contro il malocchio la cultura popolare usa un portafortuna. In Italia si usa fare le corna con le dita della mano, toccarsi i genitali, toccare un oggetto in ferro, portare addosso un corno o, per i devoti, portare un oggetto benedetto come un santino o una medaglietta.

VITA DA VIP

Nel mondo dello spettacolo l'invidia è all'ordine del giorno e le starlette si feriscono a colpi di lingua biforcuta. Lo sa bene Elisabetta Canalis che è ormai entrata nel club delle invidiate, come dice Afef, soprattutto per la relazione col bel George Clooney. Anche Francesca Neri afferma con amarezza che fra le donne del jet set c'è sempre molta invidia, cosa che accade meno fra gli uomini. Recentemente anche Anna Tatangelo ha dovuto fare i conti con l'invidia: lo dimostra lo scarso successo fra il pubblico durante X-Factor e la tempesta che ha provocato la sua relazione con Gigi D'Alessio. La bella Carla Bruni anche è stata spesso bersaglio di cattiverie: invidiata per la sua bellezza, per aver sposato Sarkozy, per essere stata una modella di successo e per chissà cos'altro ancora. Questi sono solo alcuni dei nomi delle belle e fortunate ma molto invidiate!


INVIDIA AL MASCHILE

Chi ha detto che l'invia è solo femmina? E' un luogo comune. Anche i maschietti peccano d'invidia! Lo dice una ricerca condotta da un team di psicologi e psicanalisti che ha scoperto che sono gli uomini, a soffrire più d'invidia rispetto alle donne, nel 78% dei casi. I maschi sono più bravi a nascondere l'invidia a differenza delle donne che risultano più impulsive... Gli uomini tentano di tagliare fuori colleghi di lavoro lasciandoli all'oscuro di alcune informazioni, non riconoscono un merito alla persona invidiata, gettano discredito sulle sue idee (le donne solo nel 26%) oppure le si attribuiscono cose false. Il 78% arriva ad insinuare che i meriti ottenuti non derivino da capacità ma da favori o raccomandazioni (solo nel 66% dei casi femminili), fino a sottolineare i difetti fisici dei propri rivali in pubblico. Oggetto d'invidia sembrano essere alla fine più le donne che gli uomini (66% contro il 44%). La ragione principale è il fatto che molte donne fanno carriera e si affermano nel mondo del lavoro e questo le rende bersaglio dell'invidia sociale.

«Si odia chi si teme» Quinto Ennio

«L'invidioso è un impotente incapace di rassegnarsi» Roberto Gervaso

«L'invidia è una terribile fonte di infelicità per molte persone» Bertrand Russel

«L'invidioso mi loda senza saperlo» Kahlil Gibran

«Il segno più sicuro che si è nati con grandi qualità è l'essere nati senza invidia» Francois De La Rochefouc

«Ci si vanta spesso delle passioni, anche delle più criminose; ma l'invidia è una passione timida e vergognosa che non si osa mai confessare» Francois De La Rochefouc

«Invidiamo gli altri più per quello che hanno che per quello che sono» Roberto Gervaso


Lidia Modena Top Girl marzo 2011

mercoledì 9 marzo 2011

VINCI L'ANSIA




VINCI L'ANSIA

L'ansia a volte compare senza motivo, si può presentare in qualsiasi momento: alla soglia degli esami, in un luogo affollato o chiuso, per strada, durante una decisione. Si impadronisce di noi e non ci lascia più: entriamo nel panico, non sappiamo come muoverci, ci disperiamo. Niente paura, basta riconoscere e capire le nostre paure per saperle dominare e sconfiggere l’ansia. Leggete per dire basta all’ansia!

La nostra lettrice Chiara ha mandato una e-mail alla redazione di Top raccontando la sua storia. A un certo punto ha cominciato a non sentirsi bene, a essere agitata, soffrire di mal di stomaco e il solo pensiero di andare a scuola le metteva ansia. Come lei molte altre ragazze possono incappare in una situazione del genere. L’ansia è invalidante perché può andare a intaccare le relazioni personali, gli spostamenti e le azioni normali che si fanno ogni giorno, i viaggi, la frequentazione di alcuni luoghi. Tutto ciò può apparentemente sembrare immotivato ma andando a scavare nel profondo possono esserci delle motivazioni. Vediamo insieme che cos’è l’ansia, come si manifesta e perché e le cure per sconfiggerla!

Che cos’è l’ansia? Spesso si indica l’ansia anche con angoscia o paura. Angoscia e paura possiamo considerarli sinonimi mentre la paura è qualcosa di diverso che comunque concorre al senso di ansia. Infatti quando si ha paura si hanno palpitazioni, sudori o brividi, tensione muscolare. La fobia è una forma d’ansia molto simile alla paura ma che diventa smisurata come ad es. la fobia per i topi o gli ascensori. L’ansia è invece una paura che non ha oggetto nel senso che è una paura che non si concentra su qualcosa di preciso ma che dà il senso che non ci siano vie d’uscita. L’ansia esiste a livello normale in tutte le persone, diventa pericolosa se è incontrollata o esagerata.

Come si manifesta l’ansia? Se capiamo come si manifesta l’ansia possiamo anche cercare di controllarla e chiederci se sia normale o no. L’ansia non risparmia nessuna parte del corpo: organi interni, pelle, capelli, muscoli, ecc. La manifestazione più acuta di uno stato d’ansia è l’attacco di panico che secondo statistiche almeno una persona su dieci lo ha provato o lo avrà nel corso della sua vita. I sintomi più comuni di uno stato d’ansia sono i seguenti:

  • Dolori alla zona addominale

  • Difficoltà digestive

  • Ronzio alle orecchie

  • Prurito, eczema della pelle

  • Caduta di capelli

  • Dissenteria

  • Tremori

  • Sudorazione o mani bagnate

  • Bocca secca

  • Difficoltà a deglutire

  • Palpitazioni

  • Irritabilità

  • Impulsività

  • Senso di oppressione

  • Pensieri ossessivi

  • Insonnia

  • Difficoltà di concentrazione

  • Sensazione di vertigine

Ci sono vari modi di essere ansiosi: evitare, inibire, controllare ed essere iperattivi. Nel primo caso si attuano strategie per sottrarsi a una situazione che crea ansia ad es. evitare i viaggi in aereo. Nel secondo ci si sente bloccati e incapaci di svolgere determinate azioni come parlare in pubblico. Nel terzo si attuano azioni ripetute che calmano momentaneamente l’ansia come controllare che la porta sia ben chiusa o il gas spento. Nell’ultimo caso l’attivismo viene visto coma una valvola di sfogo per l’ansia. Questi atteggiamenti se esasperati possono andare a compromettere il rapporto con le persone vicine.

Quali sono le cause dell’ansia? L’ansia sembra essere spesso immotivata ma molte volte arriva in situazioni particolari e non è dovuta al caso. Ci sono due tipi di stress che concorrono all’insorgere dell’ansia: quello connesso ad avvenimenti della vita o la ripetizione di stress quotidiani.

Quali sono le malattie dell’ansia? L’ansia può scatenare tutta una serie di disturbi che possono diventare vere e proprie malattie se non curati. Ad esempio si può diventare ossessivi per quanto riguarda la pulizia, l’ordine, l’avere sotto controllo tutto, ripetere spesso le stesse cose per verifica, contare le cose, insomma fissazioni che entrano nella mente in modo prepotente e rendono schiavi di doverle eseguire. Ci sono poi le fobie che rappresentano le paure, più o meno fondate, di oggetti o situazioni. Ci sono le fobie degli animali, dei luoghi, anche quelle sociali come parlare in pubblico o mangiare davanti a un’altra persona. Ce ne sono tantissime e alcune anche stranissime. L’attacco di panico risulta essere una delle esperienze più negative scatenate dall’ansia che una persona possa provare. E’ un evento improvviso, dominato da una sensazione di terrore, battito di denti, pallore, sudorazione intensa, palpitazioni elevate, tremori forti, nausea o vertigine, sensazione di non riuscire a respirare, si pensa di stare per morire.

Come si cura l’ansia? Ci possono essere due vie per ovviare ai disturbi legati all’ansia: i farmaci o lo psicologo. Prima di tutto noi possiamo essere medico di noi stesse perché quando qualcosa non va i campanelli d’allarme ci sono ed è bene ascoltarli. Se capiamo che qualcosa non va come inizio è bene rivolgersi al medico di base che saprà indicarci la figura migliore per aiutarci. I farmaci più utilizzati per calmare i sintomi d’ansia sono gli antidepressivi e i tranquillanti che lottano contro le manifestazioni ansiose. Bisogna tenere conto però che possono esserci degli effetti collaterali e anche un rischio di dipendenza da questi farmaci. L’altra via riguarda la psicoterapia che è un trattamento che si basa su procedimenti psicologici. La più comune è la psicanalisi.

Non abbiate paura di essere considerate come “malate”, se vedete che qualcosa non va, che non siete più serene come prima, che alcune situazioni vi creano dei disagi, non aspettate ma chiedete consiglio o aiuto a persone fidate. Abbiate fiducia in voi stesse, nei vostri famigliari, nei medici e psicologi e troverete la via d’uscita!


Lidia Modena, Top Girl febbraio 2011


domenica 27 febbraio 2011

A TUTTE LE YARA


Yara è stata trovata...morta. Tre mesi di ricerche ed angoscia, tre mesi in cui si stava preparando il grande palcoscenico dove sarebbe stata, poi, mercificata tutta questa vicenda. Prima c'era Sarah, poi estinto l'interesse e la popolarità, è arrivato il caso Yara. I media, come in un macabro rituale, creano una catena ininterrotta di mercificazione di queste vicende e così via a talk show, opinionisti, psicologi, dossier e chi pù ne ha più ne metta. Il trionfo del vouyerismo, dell'ossessione, dell'enfatizzazione. Non c'è rispetto per nessuno e niente nel sistema dei media, è un mercato, è una compravendita di sentimenti, emozioni, vendite, share.
La retorica si spreca quindi non voglio anche io aggiungermi al cordoglio ipocrita di giornalisti che sguazzano, invece, nella gioia di poter riempire pagine e pagine o spiattellare servizi e vivere di rendita per varie edizioni.
Penso allo strazio di quella famiglia, di quella di Sarah, di tutte quelle famiglie che vedono inghiottire nel nulla, senza motivo, senza il volto di un colpevole, i loro figli.
Un dolore che divora e lascia immobili senza più lacrime o parole da esibire.
Il silenzio sarebbe d'obbligo: la notizia l'avete data, è stata ritrovata, basta.
Invece un ritornello infernale richiama l'attenzione su tutto ciò che ruota attorno a questa ragazzina, alla famiglia, ai luoghi, alle persone,...
Il silenzio vale più di mille parole, è sacro, come sacro deve essere il dolore che quelle famiglie provano e che non deve essere disturbato o spettacolarizzato.
I media sono infernali, non sono ancora entrata nella categoria, sono una pre-giornalista, ancora studentessa ma mi fa paura dover entrare in questo mondo dove tutto si mercifica, anche e soprattutto, i sentimenti.
Un silenzio e un pensiero di speranza per tutte le persone scomparse nel nulla e per le loro famiglie, per non lasciare spazio alla rassegnazione di un mondo marcio che non lascia spazio all'amore umano.

giovedì 17 febbraio 2011

LEZIONE DI COMUNICAZIONE E GIORNALISMO

Una ragazza dell'Istituto superiore Monti di Asti mi ha invitato a tenere un laboratorio di giornalismo e ho accettato con piacere. Mi sono messa in gioco perché mi agito molto a parlare in pubblico e non avevo avuto esperienze simili prima, dunque mi sono detta perchè no? Volevo provare a trasmettere qualcosa ai ragazzi, lasciargli al termine dell'ora un pensiero, dubbio, una curiosità e magari uno spunto per gli studi futuri.
Con mia sorpresa sono riuscita a parlare in modo sciolto e a catturare l'attenzione dei ragazzi che si sono mostrati partecipi. Come bilancio per questa prima volta da "prof."e relatrice, devo dire che è positivo. Posto i due video della lezione. Come al solito la memoria a un certo punto era piena, quindi ho messo nel box info dei video (li trovate su Yoytube al mio canale MSLADYSTYLE87) il testo-guida che ho usato per orientarmi nell'argomentazione del tema.
Buona visione ;)

A seguito di alcune critiche riguardo ai contenuti del video
sottolineo il fatto che avendo soltanto un'ora a disposizione è stato difficile riassumere i concetti principali dunque ho dovuto anche semplificare (anche relativamente all'uditorio per cui non potevo usare un registro come se avessi avuto di fronte un'aula universitaria e qualsiasi termine avrebbe avuto la necessità di ulteriori chiarimenti), a volte, aspetti che andrebbero approfonditi. Chiunque riscontrasse delle incongruenze con quello che dico, sicuramente queste derivano da ciò che ho appena evidenziato poiché sono consapevole di non aver esaurito completamente tutti gli aspetti di questo tema. Grazie








giovedì 3 febbraio 2011


INTERVISTA CON TONI TRUPIA

Si racconta Toni Trupia, giovane autore agrigentino, che dopo varie esperienze che lo hanno visto impegnato tra cinema e televisione, si dedica ai primi cortometraggi fino a quando, nel 2005, è assistente alla regia di Michele Placido per il film “Romanzo Criminale”. “L'Uomo Giusto” è la sua opera prima, prodotta dallo stesso Michele Placido.

Toni, sei un giovane talento che ha coronato il sogno di veder il suo film “L'uomo giusto”, realizzato e premiato. Quando hai sentito la vocazione per il cinema?

E' iniziato tutto molto presto, già da ragazzino ho cominciato a pensare che la mia vita si sarebbe orientata verso questo lavoro; finito il liceo ho cominciato a dedicarmi completamente al cinema partendo immediatamente per Roma con l'idea di voler fare il centro sperimentale.

Come sei riuscito ad arrivare ad esser regista, che evoluzione ha seguito il tuo percorso di crescita cinematografica?

Arrivato a Roma ho tentato di entrare nel centro sperimentale ma non ammetteva allievi in quel momento. Ho dunque aspettato, frequentando normalmente l'università e l'ultimo anno ho presentato nuovamente la domanda e mi hanno preso; da lì credo che sia veramente cominciato il mio percorso professionale.

Ti abbiamo visto assistente a fianco del maestro Michele Placido in “Romanzo Criminale”: quali sono le cose fondamentali che ti ha trasmesso e gli insegnamenti maggiori?

Innanzitutto mi ha insegnato a vedere questo lavoro come un qualcosa di molto concreto. Michele è diventato per me un punto di riferimento, mi ha accompagnato verso gli aspetti più reali di questa professione. Bisogna, a un certo punto, lasciarsi prender dalla storia, dagli attori e mettersi a loro disposizione.

Cosa credi abbia colpito di più di te, l'attenzione di Michele Placido?

E' stato tutto un caso, avevo finito il centro sperimentale, avevo avuto la possibilità di fare un saggio di diploma importante. Tramite un conoscente comune sono poi arrivato sul set di “Romanzo Criminale” come volontario, portando i caffè per due mesi. Placido era inavvicinabile, c'erano gerarchie molto rigide sul set. Si sono poi combinati una serie di elementi che hanno portato Michele ad interessarsi a ciò che avevo realizzato: l'ho invitato a veder il mio saggio. La sera della proiezione me lo sono ritrovato in sala e da lì è cambiato tutto. Spesso gli emergenti scelgono di rappresentarsi nelle loro prime opere, io invece ho voluto discostarmi realizzando qualcosa che fosse distante dalla mia persona e penso che soprattutto questa mia scelta lo abbia colpito; mi ha poi proposto di collaborare con lui per la realizzazione de “L'Uomo giusto”: un salto nel vuoto per tutti e due, lui come produttore, io come regista.

Com'è la vita sul set, come ci si districa fra imprevisti, incomprensioni, organizzazione dei vari settori, logistica, direzione del lavoro?

Sono stato facilitato in questo aspetto poiché Michele tende a destrutturare le gerarchie comuni; ho avuto anche la possibilità di scegliere i miei collaboratori: i miei compagni che si erano diplomati al centro sperimentale con me. C'era un equilibrio speciale, potevamo parlare senza timore di esser giudicati, dirci le cose così come le pensavamo: tutto ciò ha resomolto fluido il lavoro sul set. Tuttavia ci sono stati momenti di tensione dovuti all'estrema economia in cui si è dovuto girare il film.

Immaginavi la vita da regista come poi si è rivelata? L'hai trovata più difficile?

Ho capito che bisogna mettere in gioco oltre alle idee e alla passione, degli elementi umani che non sono così scontati; bisogna lavorare sulla propria personalità, sul proprio ego, metterlo da parte. Non è una cosa così ovvia arrivare sul set e imporre la propria personalità, bisogna mettersi in relazione con le altre personalità, mettersi in gioco.

Ricopri il ruolo importante del regista ne “L'uomo giusto”: sei mai entrato in disaccordo con la “sceneggiatura” o la “fotografia”?

In sceneggiatura litigo molto ma è funzionale e utile essere in disaccordo, poiché essendo un lavoro di sintesi delle idee, bisogna esser disposti ad abbandonare quelle che sono le prime idee. Abbiamo discusso tantissimo in fase di scrittura ma c'era comunque Michele che supervisionava tutto il lavoro. Col direttore della fotografia avevo meno confidenza e c'è stato uno scontro più diret

to ma sempre orientato a raggiungere la soluzione migliore.

Credi di aver già elaborato un tuo stile personale in questa produzione o ne sei ancora alla ricerca?

Lo stile si elaboraattraverso una serie di tappe che sono necessarie per prendere coscienza del lavoro che si fa, non credo che un'esperienza basti per rendersi consapevoli di quali siano i meandri di questo lavoro. Penso di essermi espresso, di non aver tradito quelle che erano le mie prerogative iniziali. Chiaramente sono molto curioso di verificare se i percorsi che ho intrapreso in questo film portino dalla partegiusta.

Quale tipo di film definiresti il tuo?

Il film parteda una storia drammatica, da un fatto di cronaca che ci aveva colpito; ho “sporcato” quelle che erano le connotazioni drammatiche che il soggetto che stavo trattando aveva, con degli elementi di commedia. Direi che il film è un compromesso fra le due cose: un dramma con venature da commedia.

Quali registi ammiri di più sia italiani che stranieri e perchè?

Se c'è un regista che tengo sempre in considerazione come esempio, che mi sembra abbia veramente riassunto nei suoi film le caratteristiche universali del cinema, trattando trasversalmente tutti i generi, è Pietro Germi: un regista completo, un maestro, un grande tecnico. Sul versante straniero mi piace moltissimo la commedia americana degli anni '60 di Billy Widler.

Quale tipo di montaggio, uso delle luci e messa in scena della storia hai adottato e in funzione di voler enfatizzare che cosa principalmente?

Quando abbiamo cominciato a elaborare l'impianto visivo del film i riferimenti che abbiamo preso erano i film francesi di Leconte, in particolare “L'uomo del treno”, che ha una connotazione visiva tipica del noir, cioè quella di rendere evidenti i contrasti visivi. Abbiamo giocato molto sui contrasti luce-buio. Il montaggio ha assecondato quelli che erano gli andamenti del racconto ed è stato un momento di riscrittura del film, un lungo processo di rielaborazione.

Cosa consiglieresti a un giovane che, come te, vuole tentarela carriera da regista?

Prima di tutto di non porsi problemi di ordine espressivo, all'inizio bisogna “lanciarsi senza paracadute” e vedere dove si atterra, trovare un modo per dare concretezza alle proprie aspirazioni, non aver troppi condizionamenti stilistici. Bisogna esser molto curiosi della vita, della realtà, cercare di scoprire e utilizzare i mezzi che si ha a disposizione.

I sogni si avverano, la tua storia ne è la dimostrazione, credi che la fortuna abbia avuto una componente maggiore o deve essere anche “aiutata”?

Penso che la fortuna conti abbastanza, bisogna che ci sia qualcuno che si accorga di te, molte volte ci sono talenti che rimangono inespressi perchè non hanno attenzioni ma non si può prescindere da quelli chesono gli elementi di predisposizione o talento. Sono stato fortunato avendo incontrato Placido che si è accorto di me e mi ha dato la possibilità di mettermi alla prova; bisogna saper cavalcare l'occasione, imparare a star dietro alle dinamiche di questo mondo: diverse da quelle della vita comune, al di fuori del tempo. Bisogna imparare delle regole che non sono scritte da nessuna parte.

Hai già in vista altri progetti?

Sì, in questo momento sto lavorando a più di un progetto: un documentario su Germi e sto decidendo quello che dovrebbe esser il mio secondo film, mi sono stati proposti alcuni soggetti e li sto valutando. Sto anche collaborando con Michele Placido alla scrittura del suo nuovo film. Mi auguro di partire poi entro l'anno con un lavoro mio.


Lidia Modena per Hidrogeno, Roma


domenica 30 gennaio 2011

INTERVISTA CON LUCA JURMAN


INTERVISTA CON LUCA JURMAN

Esce “Vocal Classes - L’evoluzione nel canto“, il primo libro di Luca Jurman. In questo volume il vocal coach più famoso d’Italia racconta la sua vita e il grande laboratorio della musica, svelando passo dopo passo i segreti per educare lo strumento-voce e diventare un bravo cantante. Artista con diversi album all’attivo, arrangiatore, musicista, vocal coach, produttore, Luca Jurman è conosciuto anche come insegnante di canto dei talent show Operazione Trionfo e Amici di Maria De Filippi, per la televisione ha scritto e interpretato oltre 300 jingle pubblicitari. Nel 2004 ha pubblicato un cd live dal titolo Unplugged mentre nel 2008 è uscito l’album di inediti Back to Luca Jurman. Ha collaborato come vocalist alla realizzazione di oltre 320 album e concerti dal vivo con artisti nazionali ed internazionali, si esibisce regolarmente al Blue Note di Milano che lo ha premiato più volte con il tutto esaurito. Insomma un artista completo con una vera e profonda vocazione per la musica e con la voglia di trasmettere sempre nuove emozioni.


E’ uscito da poco il tuo primo libro “Vocal classes – l’evoluzione nel canto” in cui illustri il tuo metodo rivoluzionario per educare la voce e diventare un bravo cantante, ci spieghi di che cosa si tratta?

Diciamo che non è solo questo, è l’introduzione al metodo vero e proprio poiché il sistema didattico sarà poi in altre due pubblicazioni. Questo libro è propedeutico, un qualcosa che possa essere utile a tutti dal professionista al “profano” e faccia chiarimento su quello che sono in generale la musica, il canto e anche il mondo di oggi che li riguarda. E’ anche un testo per specialisti, per rinfrescare alcune cose che ogni tanto ci si dimentica come le regole della musica e del canto.

Ma talenti si nasce o si diventa?

Col talento artistico e creativo si nasce poi lo si sviluppa e modella attraverso la tecnica. La musica è arte e scienza dei suoni se uno non ha l’arte può imparare tutta la scienza che vuole ma se non ha l’arte non potrà mai fare veramente l’artista, il cantante.

Quali elementi sono indispensabili per diventare un bravo cantante?

Il talento creativo e artistico chiaramente, dunque la predisposizione a fare qualcosa per gli altri, la predisposizione alla crescita e alla dedizione per la musica e alla passione, per poter fare qualcosa e comunicare emozioni.

Hai partecipato come insegnante a diversi reality show, una vetrina per molti ragazzi che vogliono diventare stelle della musica. Hai spesso criticato il modo in cui vengono trattati i baby talenti, troppo esposti a studi professionali e trasformati in fenomeni da baraccone, ma c’è un’età per il talento?

Non c’è un’età per il talento, col talento si nasce, per il canto è un altro discorso: teoricamente non andrebbe iniziato lo studio professionale prima della muta totale quindi in genere dai 15-16 anni; prima è un’esposizione talentuosa, bisogna stare attenti, i ragazzi devono essere seguiti da esperti se no si rischia di incorrere in varie problematiche, a parte le patologie che si possono creare dell’apparato fonatorio, poi il fatto di improntare lo studio su un personaggio che deve ancora creare la propria formazione fisica vocale finale e di assumere atteggiamenti che in età di formazione possono essere problematici.

Sei cantante, produttore, arrangiatore, vocal couch, hai curato jingle pubblicitari e musical, ora anche scrittore. Sei un artista completo. Quale sarà il prossimo passo, un altro libro o cos’altro?

Adesso c’è il libro e la didattica è una parte della mia vita che vive serenamente con il resto della mia voglia di fare musica, dunque oltre alla presentazione del libro c’è la tournée musicale coi miei concerti, ho in programma di fare un disco di inediti e allo stesso tempo dovrò pubblicare i prossimi due volumi didattici.

Come cerchi e trovi l’ispirazione nel tuo lavoro?

Sinceramente non la cerco, il mio lavoro è la mia vita, quello che c’è è questo, quello che sono è questo, quindi faccio quello che sono.

Ti esibisci regolarmente al Blue Note di Milano che cosa rappresenta per te questo luogo?

Un luogo molto magico dove si respira una specie di concentrazione dell’arte della musica, si respirano l’amore e il rispetto per la musica e l’arte, per me esibirmi là è molto importante perché mi dà l’opportunità di mettermi al servizio della musica. Tante volte si fa musica per scopi diversi, per guadagnare un sacco di soldi o diventare un personaggio famoso tanto per essere riconosciuti per strada e nei locali come Blue Note questo non importa, lì devi essere veramente tu con la musica, se non sei tu con la musica, musicista, lì non ci sali.

Il mondo della musica ha recentemente sofferto a causa della dilagante pirateria. Che cosa pensi si possa fare per contrastarla?

Sensibilizzare le persone e far capire quanto è importante il lavoro della musica e dell’arte che ha dei costi di realizzazione e ciò va rispettato, sensibilizzare al fatto che se si va avanti così in questo modo l’artista non avrà più la possibilità di fare dei dischi, lo si potrà magari vedere in concentro ma i dischi non si potranno più fare perché non ci sono i mezzi economici per poter fare un disco.

Regalaci un pensiero positivo per tutti quei ragazzi che vorrebbero riuscire nel mondo della musica.

Posso dire che arrivo da una famiglia estremamente umile quindi abbiamo faticato veramente tanto nella vita. C’è un paragrafo nel libro che dice “volere è potere”, vuol dire che se uno vuole veramente raggiungere degli obiettivi, dei risultati, deve darsi da fare e non smettere mai di credere nelle proprie abilità, non solo in se stessi. Pensare di poter essere al servizio di qualcosa è una prerogativa molto più importante, bisogna pensare che si è in grado di fare qualcosa per gli altri. Chi si sente in grado di dare emozione agli altri sicuramente troverà il modo di arrivarci.


Lidia Modena per Young18